Non le restò che acquattarsi sotto il madido cielo nei boschi di braci del suo cuore

Elegia di Portland Road

Pubblicato da ritaflorit su 14 Maggio 2008


Cosa proibita, scura la primavera.
per anni camminai lungo primavere
più scure del mio sangue. Ora tornano sul Tamigi
sul Tevere i bambini trafitti dai lunghi gigli
le piccole madri nei loro covi d’acacia
l’ora eterna sulle eterne metropoli
che già si staccano, tremano come navi
pronte all’addio…


Cosa proibita
scura la primavera.


Io vado sotto le nubi, tra ciliegi
Così leggeri che già sono quasi assenti.
Che cosa non è quasi assente tranne me,
da così poco morta, fiamma libera?


(E al centro del roveto riavvampano i vivi
nel riso, nello splendore, come tu li ricordi
come tu ancora li implori).


Cristina Campo *Poesie sparse*

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De Staël

Pubblicato da ritaflorit su 10 Maggio 2008

“Je décolle souvent et voyage toujours
pour voir si le lieu du leurre
ne se confond pas
avec celui de ma main”

à René Char
12 novembres1953

.

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Les mains négatives

Pubblicato da ritaflorit su 29 Aprile 2008

On appelle mains négatives les peintures de mains trouvées dans les grottes magdaléniennes de l´Europe Sud-Atlantique. Le contour de ces mains - posées grandes ouvertes sur la pierre - était enduit de couleur. Le plus souvent de bleu, de noir. Parfois de rouge. Aucune explication n´a été trouvée à cette pratique.

Devant l´océan
sous la falaise
sur la paroi de granit

ces mains

ouvertes

Bleues
Et noires

Du bleu de l´eau
Du noir de la nuit

L´homme est venu seul dans la grotte
face à l´océan
Toutes les mains ont la même taille
il était seul

L´homme seul dans la grotte a regardé
dans le bruit
dans le bruit de la mer
l´immensité des choses

Et il a crié

Toi qui es nommée toi qui es douée d´identité je
t´aime

Ces mains
du bleu de l´eau
du noir du ciel

Plates

Posées écartelées sur le granit gris

Pour que quelqu´un les ait vues

Je suis celui qui appelle
Je suis celui qui appelait qui criait il y a trente
mille ans

Je t´aime

Je crie que je veux t´aimer, je t´aime

J´aimerai quiconque entendra que je crie

Sur la terre vide resteront ces mains sur la paroi de
granit face au fracas de l´océan

Insoutenable

Personne n´entendra plus

Ne verra

Trente mille ans
Ces mains-là, noires

La réfraction de la lumière sur la mer fait frémir
la paroi de la pierre

Je suis quelqu´un je suis celui qui appelait qui
criait dans cette lumière blanche

Le désir
le mot n´est pas encore inventé

Il a regardé l´immensité des choses dans le fracas
des vagues, l´immensité de sa force

et puis il a crié

Au-dessus de lui les forêts d´Europe,
sans fin

Il se tient au centre de la pierre
des couloirs
des voies de pierre
de toutes parts

Toi qui es nommée toi qui es douée d´identité je
t´aime d´un amour indéfini

Il fallait descendre la falaise
vaincre la peur
Le vent souffle du continent il repousse
l´océan
Les vagues luttent contre le vent
Elles avancent
ralenties par sa force
et patiemment parviennent
à la paroi

Tout s´écrase

Je t´aime plus loin que toi
J´aimerais quiconque entendra que je crie que je
t´aime

Trente mille ans

J´appelle

J´appelle celui qui me répondra

Je veux t´aimer je t´aime

Depuis trente mille ans je crie devant la mer le
Spectre blanc

Je suis celui qui criait qu´il t´aimait, toi

Marguerite Duras

LE MANI NEGATIVE

Chiamiamo mani negative le pitture di mani trovate nelle grotte magdaleniane dell’Europa Sud-Atlantica. L’impronta di queste mani - completamente aperte sulla pietra - era impregnata di colore. Di blu e di nero più di frequente. A volte di rosso. Nessuna spiegazione è stata trovata per questa pratica

Davanti all’oceano

sotto la scogliera

sulla parete di granito

queste mani

aperte

Blu

E nere

Del blu dell’acqua

Del nero della notte

L’uomo è venuto solo nella grotta

Davanti all’oceano

Tutte le mani hanno la stessa grandezza

era solo

L’uomo solo nella grotta ha guardato

nel rumore

nel rumore del mare

l’immensità delle cose

E ha gridato

Tu che hai un nome tu che hai un’identità

io ti amo

Queste mani

del blu dell’acqua

del nero del cielo

Impresse

Aperte squartate sul granito grigio

Affinché qualcuno le veda

Sono quello che chiama

Sono quello che chiamava che gridava trenta

mila anni fa

Ti amo

Grido che voglio amarti, ti amo

Amerei chiunque senta che grido

Sulla terra vuota resteranno queste mani sulla parete di

granito di fronte al fragore dell’oceano

Insostenibile

Nessuno sentirà più

Ne vedrà

Trenta mila anni

Quelle mani, nere

La luce rifranta sul mare fa vibrare

la parete di pietra

Sono qualcuno sono quello che chiamava che

gridava in questa luce bianca

Il desiderio

la parola non è ancora stata inventata

Lui ha guardato l’immensità delle cose nel fragore

delle onde, l’immensità della sua forza

poi ha gridato

Su di lui le foreste d’Europa,

sconfinate

Lui si tiene al centro della pietra

dei canaloni

delle vie di pietra

ovunque

Tu che hai un nome tu che hai un’identità

ti amo di un amore indefinito

Occorreva discendere la scogliera

vincere la paura

Il vento soffia dal continente respinge

l’oceano

Le onde lottano contro il vento

Avanzano

rallentate dalla sua forza

e pazientemente toccano

la parete

Tutto si schianta

Ti amo oltre te

Amerei chiunque mi senta gridare che ti

amo

Trentamila anni

Chiamo

Chiamo quella che mi risponderà

Voglio amarti ti amo

Da trentamila anni grido davanti al mare lo

Spettro bianco

Sono colui che gridava di amarti, di amare te

traduzione di rita r. florit e alfredo riponi

LES MAINS NEGATIVES 1979, film, Films du Losange

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il mese più crudele

Pubblicato da ritaflorit su 18 Aprile 2008

Ci sono gusci ruvidi nell’erba
rotondità di vento rotolanti
che incespicano all’orlo del non detto
ritratte in gelido fruscìo superbo

Ci sono ampolle chiare e cristalline
in cui bere il veleno dell’aprile
fiale spezzate gocce traballanti
in dondolìi di cenere violetta

Ci sono guizzi acerbi di ramarri
nascosti tra le mille fioriture
passo d’addio all’inverno rintanato
in ringhiera di piccolo balcone

Ci sono le minuzie in zampettìo
che pigola e riluce nelle piume
e dice l’universo della cura
l’artiglio d’ala calda che le copre

Ci sono segni duplici e perfetti
che fanno guardia all’innocente cuore
il fragile riveste scorza dura
invipera alla minima stortura

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Pubblicato da ritaflorit su 10 Aprile 2008

.

Convinta d’esserti fedele tradivo in me la gioia e
il dolore: equinozio equidistante che mi teneva lontana
dal mare, dall’odore dei boschi che sono la tua calma
la mia marea di sogni.


Amelia Rosselli da *Variazioni*

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Pubblicato da ritaflorit su 2 Aprile 2008

La dura superficie
consistenza percorsa dalle dita
mi porge il senso solido

ossifico in solitudine
nell’estasi trafitta dalle palme
in respiro vegetalminerale

In manto d’assenza
con cieli e cieli ombreggiati nelle mani.
il pulsare fosforico vegliava

Volendo avrei potuto nutrirmi unicamente
della luce resistere alla materia
consegnarmi alla trasparenza

Gli occhi in cristalli di foglie
l’intermittenza delle palpebre
pelle oliata di suoni

L’udito affievolito a sera
regredivo all’aria all’arsura
inesorabile perdevo consistenza

.

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kanikonna

Pubblicato da ritaflorit su 29 Marzo 2008

Gocciola di rimbalzo
l’albero pointilliste

sulle strade di polvere
squarci di spaziotempo

benedice il kaos
il maggiociondolo gemello

dilava l’afa dorme Vishnu
nel giallo sorriso dei fiori

:

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